Buoni pasto e buoni regalo
Vantaggi economici e criteri di scelta per le aziende nel 2026
Quale strumento conviene di più all’azienda? I buoni pasto offrono un sostegno continuativo alla spesa alimentare; i buoni regalo consentono di riconoscere un beneficio più flessibile. Entrambi, quando rispettano i requisiti di legge, permettono di attribuire valore al dipendente senza i contributi e le ritenute che gravano sulla normale retribuzione. La combinazione dei due può quindi utilizzare il budget aziendale con maggiore efficacia.
La scelta richiede però di distinguere finalità, limiti di esenzione e regole di gestione. La soglia giornaliera dei buoni pasto e quella annuale dei fringe benefit funzionano in modo diverso e possono convivere nello stesso piano.
Le differenze che contano per l’impresa
| Aspetto | Buoni pasto | Buoni regalo e acquisto |
| Finalità | Servizio sostitutivo di mensa e sostegno alla spesa alimentare | Acquisto di beni e servizi previsti dal voucher |
| Esenzione nel 2026 | 10 euro al giorno se elettronici 4 euro al giorno se cartacei | 1.000 euro annui 2.000 euro con figli fiscalmente a carico |
| Come si calcola il limite | Sul valore complessivo giornaliero riconosciuto | Su tutti i fringe benefit rilevanti del dipendente nell’anno |
| Superamento del limite | Diventa imponibile la sola eccedenza | Diventa imponibile l’intero valore annuale dei fringe benefit |
| Gestione | Coordinamento con giornate ammesse e regole aziendali | Controllo del plafond residuo e degli altri benefit |
| Vantaggio principale | Utilità ricorrente e budget legato alle giornate | Flessibilità delle spese e dei momenti di assegnazione |
| Cumulo tra strumenti | Non consuma il plafond dei fringe benefit se correttamente inquadrato | Può affiancarsi ai buoni pasto entro il plafond disponibile |
I limiti indicano quanto può essere escluso dal reddito del lavoratore: non impongono all’azienda di erogare il massimo. Eventuali obblighi derivano dal contratto collettivo, dagli accordi o dalle condizioni applicate al rapporto. [1–3]
Buoni pasto e sostegno quotidiano al reddito
Dal 1° gennaio 2026 il limite esente dei buoni pasto elettronici è salito da 8 a 10 euro giornalieri, mentre quello dei cartacei resta a 4 euro. Entro tali importi, e nel rispetto delle condizioni applicabili, il valore non è assoggettato a IRPEF e contribuzione. L’aumento del limite fiscale non determina, da solo, un aumento del valore dei ticket già riconosciuti. [1–2]
Il vantaggio per l’impresa è concreto: il contributo alla spesa del dipendente arriva come valore utilizzabile, senza la riduzione dovuta alle ritenute sullo stipendio. È un beneficio facilmente comprensibile, che accompagna la vita lavorativa e può rendere più interessante l’offerta aziendale anche nelle politiche di assunzione e permanenza del personale.
Con 220 giornate ammesse e un buono elettronico da 10 euro, il valore annuo riconosciuto è di 2.200 euro per persona. A parità di giornate, scegliere 10 euro invece di 8 significa attribuire 440 euro aggiuntivi spendibili entro il limite esente. Le 220 giornate sono un’ipotesi di calcolo: l’importo effettivo dipende dalle condizioni del piano e dalle giornate per le quali il ticket spetta.
La rete convenzionata deve essere adatta alle abitudini del personale: ristorazione e spesa alimentare possono rendere il buono utile anche a chi non utilizza una mensa interna. Lo smart working non impedisce di per sé il trattamento fiscale agevolato, ma la spettanza va verificata nelle regole del rapporto. [4]
Buoni regalo e libertà di scelta
I buoni regalo rientrano normalmente nei fringe benefit, ossia i beni e servizi attribuiti al dipendente che seguono la disciplina dell’articolo 51, comma 3, del TUIR. Nel triennio 2025–2027 il limite esente è di 1.000 euro annui, elevato a 2.000 euro per i lavoratori con figli fiscalmente a carico. La soglia maggiorata è unica per lavoratore e non si moltiplica per il numero dei figli. [2–3]
L’azienda può usarli per un riconoscimento occasionale, per sostenere le famiglie o per arricchire il proprio piano di benefit. Non sono commisurati alle giornate di lavoro e possono consentire acquisti diversi da quelli alimentari, secondo i prodotti e gli esercizi ammessi. La possibilità di scegliere aumenta l’utilità del beneficio quando le esigenze dei dipendenti sono differenti.
Il plafond va però verificato prima dell’assegnazione. Buoni acquisto, buoni carburante, valore fiscale dell’auto in uso promiscuo e altri benefit rilevanti possono concorrere allo stesso limite. Per i 2.000 euro occorre la dichiarazione del dipendente prevista dalla legge, con il codice fiscale dei figli; è inoltre prevista l’informativa alle rappresentanze sindacali unitarie, ove presenti. [3]
Il vantaggio economico rispetto a un’erogazione in denaro
Il risparmio più immediato riguarda i contributi datoriali che, entro i requisiti di esenzione, non si applicano ai buoni. Il dipendente conserva inoltre il valore spendibile del voucher. Un confronto corretto deve separare importo nominale, costo aziendale e netto ricevuto.
Supponiamo di riconoscere un importo nominale di 1.000 euro e, soltanto per l’esempio, di applicare alla retribuzione un’aliquota contributiva datoriale del 30%. Per i buoni si ipotizza la piena disponibilità dei rispettivi limiti di esenzione.
| Voce | Denaro in busta paga | Buoni esenti |
| Importo nominale | 1.000 euro lordi | 1.000 euro spendibili |
| Contributi datoriali ipotizzati | 300 euro | 0 euro |
| Costo nel confronto semplificato | 1.300 euro | 1.000 euro |
| Valore per il lavoratore | Ridotto da contributi e ritenute personali | Intero valore del voucher, entro i vincoli d’uso |
La differenza è di 300 euro sui soli contributi datoriali, a parità di importo nominale. Il confronto non è a parità di netto: per far ricevere 1.000 euro netti tramite stipendio servirebbe un lordo più elevato, da calcolare sulla situazione del lavoratore.
Sono esclusi dal calcolo commissioni, costi di gestione, IVA eventualmente indetraibile, premi assicurativi e riflessi sugli istituti contrattuali o sul TFR, da verificare ove dovuti. Il 30% è un’ipotesi illustrativa, non un’aliquota valida per tutte le aziende. La deducibilità fiscale dei costi segue le regole applicabili all’impresa: dedurre una spesa riduce il reddito imponibile e non ne rimborsa integralmente l’importo.
Combinare i due strumenti amplia il beneficio
I buoni pasto correttamente qualificati seguono una disciplina distinta e non assorbono la soglia dei fringe benefit. È quindi possibile affiancare un sostegno alimentare ricorrente a buoni acquisto assegnati entro il plafond residuo.
| Esempio annuo per dipendente | Soglia fringe di 1.000 euro | Soglia fringe di 2.000 euro |
| 220 buoni elettronici da 10 euro | 2.200 euro | 2.200 euro |
| Buoni regalo con plafond integro | 1.000 euro | 2.000 euro |
| Valore spendibile complessivo | 3.200 euro | 4.200 euro |
Esempi subordinati a tutte le condizioni di esenzione e all’assenza di altri fringe benefit che occupino il plafond. I totali sono valori nominali utilizzabili, non denaro in busta paga né un massimale annuale generale fissato dalla legge. [1–3]
Il controllo delle soglie protegge il risparmio
La maggiore attenzione riguarda i buoni regalo: se il totale dei fringe benefit supera anche di poco il limite applicabile, l’intero valore diventa imponibile. Per un lavoratore con soglia di 1.000 euro, 800 euro di buoni acquisto e 300 euro di altri fringe benefit portano a 1.100 euro complessivi imponibili, con i conseguenti recuperi fiscali e contributivi. [2–3]
Per i buoni pasto il meccanismo è diverso: un valore elettronico giornaliero di 12 euro lascia esenti 10 euro e rende imponibili i 2 euro eccedenti. L’eccedenza non può essere trasferita al plafond dei buoni regalo per ottenerne l’esenzione. [5]
La gestione deve tenere conto anche dei benefit ricevuti da altri datori nello stesso periodo d’imposta, attraverso le informazioni necessarie al conguaglio. Un controllo prima di ogni nuova assegnazione riduce il rischio che un omaggio di fine anno faccia perdere l’esenzione già utilizzata.
La scelta deve partire dall’obiettivo aziendale
Per sostenere in modo continuativo la spesa alimentare, i buoni pasto elettronici offrono una soglia giornaliera più ampia rispetto ai cartacei e una programmazione legata alle giornate ammesse. Per un riconoscimento flessibile, i buoni regalo possono adattarsi meglio a esigenze personali differenti, purché il plafond sia disponibile. Per un piano più completo, l’impresa può combinare i due strumenti e distribuirne il valore nel corso dell’anno.
Il piano va coordinato con l’elaborazione delle paghe e con regole scritte su destinatari, importi e assegnazione. Il trattamento fiscale agevolato non risolve automaticamente gli aspetti contrattuali: l’incidenza di un benefit sul TFR o su altri istituti va valutata secondo la sua natura e le regole applicabili. In particolare, l’esenzione dei buoni regalo non comporta da sola l’esclusione da ogni base di calcolo.
I buoni vanno progettati come benefici aggiuntivi. Non basta trasformare in voucher una voce di stipendio, gli straordinari o un premio già dovuto per renderli esenti; la conversione dei premi di risultato segue presupposti specifici. L’azienda ottiene un vantaggio sostenibile quando il valore promesso al personale, il budget e la gestione fiscale sono definiti insieme.
HRMPS affianca le aziende nella scelta e nella gestione dei benefit, con simulazioni del costo del lavoro, definizione delle regole del piano e controllo dei limiti in busta paga. Valutare assieme la soluzione più adatta alla propria organizzazione aziendale.

Redazione a cura dell’ H.R. Dr. Alessandro Gradelli & Dr. Daniele Cerroni
Riferimenti normativi e fonti
[4] Agenzia delle Entrate, risposta a interpello n. 123 del 22 febbraio 2021.
[5] Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 26/E del 29 marzo 2010.
